Associazione per la Cura del Comportamento Alimentare

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Sarà che domenica prossima sarà la Festa della Mamma, ma è da un paio di giorni che penso di dedicare questo mi spazio del lunedì proprio a loro.

“Mamma”. Una delle prime parole che iniziamo a dire.

Quando ero piccola, mia nonna mi portò un oggettino da San Giovanni Rotondo che riportava una frase, (credo) attribuita a Padre Pio; che diceva “La poesia della vita è composta da una sola parola: Mamma”.

La madre genera, è il veicolo attraverso cui veniamo al mondo.

Ma se fosse così, sarebbe estremamente riduttivo.

Si dice spesso che la madre deve essere un esempio, un modello. La mia anima femminista mi porta a dire che determina la donna che le femmine saranno e quella che i maschi cercheranno.

Eppure tutto ciò mi sembra troppo rigido, quasi soffocante. Mi fa credere che nella vita siamo destinati a dover sempre rispettare dei ruoli: prima figli, poi genitori. Mai solo persone.

Penso spesso alla mia di mamma. Avrei voluto conoscerla in un’altra veste. Forse mi sarebbe piaciuta come amica. Forse sarebbe stata più libera di essere se stessa.

Nell’immaginario comune, la famiglia e specialmente la mamma, sono le prime persone che si “incolpano”, permettetemi il termine, quando un ragazzo o una ragazza soffre di un disturbo alimentare. E sicuramente ci sono dei dati statistici e scientifici incontrovertibili.

Ma in questi anni in cui ho fatto parte dell’associazione, di genitori e di mamme ne ho visti tanti.

Ho visto mamme sentirsi impotenti davanti alla malattia dei figli, mamme che si sentivano in colpa. Mamme che non riuscivano a capire.

Ho visto mamme che hanno perso i loro figli e hanno dedicato la loro vita a cercare di evitare che succedesse lo stesso ad altri genitori, creando associazioni e battendosi per il diritto a cure tempestive.

Ho visto mamme affette da disturbi alimentari con gli occhi pieni di lacrime mentre mi chiedevano di aiutarle, avendo come unica motivazione alla cura, il benessere dei propri figli.

Perché “la terra non può voler male all’albero”, come sa dire bene Ozpeteck in “Mine Vaganti”.

Auguri, Mamme!