Associazione per la Cura del Comportamento Alimentare

Lettera #4

testimonianza - la posta di acca lucca

Siamo due genitori con una figlia di 23 anni, da due con disturbo alimentare.

Vorremmo raccontare il nostro vissuto perché possa essere di aiuto e far capire l’importanza del problema affinché questo non venga sottovalutato.

Nostra figlia a novembre 2016 ha iniziato una dieta perché si vedeva “grassa” (62 kg per 1,65 di altezza), brutta e non si accettava. Ogni giorno andava a camminare.

Noi eravamo contenti che iniziasse ad avere cura di sé in quanto piuttosto sedentaria; negli anni ha iniziato molte discipline sportive, ma nessuna portata a termine.

Iniziò a dimagrire 5 kg fino ad arrivare a perderne 10. Raccontato così sembra rientrare tutto nella normalità fino a quando ci rendemmo conto della sua ossessione nel controllare le calorie di tutti di alimenti.

I mesi passavano, lei era sempre più cupa, triste e con noi non aveva dialogo; spesso si ritirava nella sua stanza e piangeva.

Non usciva di casa, non aveva una vita sociale, grandi difficoltà nella concentrazione nello studio, non aveva stimoli.

Una sera d’estate, nel mese di luglio, riuscimmo a convincerla ad andare a cena fuori. Quando ci presentarono il menù nostra figlia andò nel panico iniziando a piangere. Non capivamo cosa stesse succedendo: lei ci diceva di avere fame, avrebbe voluto mangiare un bel piatto di pasta, ma non riusciva. Per noi tutto questo era illogico, ci arrabbiammo, non capivamo.

Quella sera ci rendemmo veramente conto che nostra figlia aveva un problema.

Nei giorni seguenti cercammo di parlarle spiegandole la nostra preoccupazione e proponendole l’aiuto di uno psicologo e di un nutrizionista, ma lei non sentiva ragioni.

Poi il malessere divenne sempre più forte e decise di accettare un aiuto.

Per motivi di ferie da parte dei professionisti riuscimmo ad ottenere gli appuntamenti solo i primi di settembre.

Gli incontri con il nutrizionista erano devastanti perché lei non riusciva ad esprimere le sue difficoltà e lui, nonostante avesse capito il problema, non era in grado di affrontarlo. Ogni volta usciti dal suo studio nostra figlia era sempre più arrabbiata e delusa e per questo motivo decidemmo di sospendere i controlli.

Gli incontri con la psicologa invece erano molto utili perché lei riusciva ad aprirsi, ma la serenità durava fino a circa un’ora dopo la seduta, e poi tornava tutto come prima.

Noi eravamo sempre più disperati, arrabbiati e ci sentivamo sconfitti come genitori.

In famiglia non c’era più armonia, il nostro rifugio era il lavoro. Entrare in casa e vedere lei che stava male era una pugnalata continua.

Preparare il pranzo e la cena era diventato un tormento perché vi era il suo costante controllo: la varietà degli alimenti era molto ridotta, tutto doveva essere pesato e lei doveva essere sicura delle quantità usate per preparare i cibi.

Mettersi a tavola poi era un ulteriore impegno: non riuscivamo ad avere un dialogo, però riuscivamo a renderla ancora più irritabile esortandola a mangiare, quindi finivamo molto spesso con discussioni e pianti.

Non riuscivamo più a prenderci un po’ di tempo per noi stessi o vederci con gli amici; l’argomento di coppia era il problema di nostra figlia.

Un anno fa il ragazzo di mia figlia venne a conoscenza di un convegno sui disturbi alimentari, così le propose di partecipare. Dopo un po’ di titubanza lei accettò e così andarono.

Tornando a casa nostra figlia ci raccontò cosa era stato detto durante il convegno e una frase che mai riusciremo a dimenticare: “Sono malata, ho bisogno di aiuto!”.

Il giorno seguente prendemmo l’appuntamento presso l’Associazione ACCA Lucca. Ci presentammo tutti e tre. Ci misero al corrente della presenza di un’équipe formata da psicologi, psichiatra e nutrizionista.

Inizialmente fummo un po’ scettici per la paura di dover iniziare tutto da capo e che il percorso fatto fino a quel momento fosse stato vano.

Nostra figlia però stava male, quindi la necessità primaria era pensare al suo bene. Abbiamo così iniziato questo nuovo percorso, affidandoci completamente a loro.

Poco alla volta, passo dopo passo abbiamo visto dei cambiamenti da prima piccoli, poi sempre più grandi.

A distanza di un anno possiamo dire che nostra figlia ancora non sia ancora guarita, ma i rapporti con noi sono molto migliorati: abbiamo un dialogo, lei esce con gli amici, va al ristorante, è meno triste e vicina alla laurea.

Noi possiamo solo dire grazie con la “g” maiuscola a questi professionisti, che ci hanno preso per mano e ci hanno guidato passo dopo passo verso la via della guarigione. Grazie a loro siamo riusciti, con il tempo, a comprendere meglio le necessità di nostra figlia e la sua malattia. Abbiamo capito l’importanza di un intervento tempestivo e dell’aiuto di persone preparate a gestire questo tipo di disturbo.

L’Associazione ACCA Lucca ha permesso alla nostra famiglia di “rimanere a galla”, di lottare con i giusti mezzi ed essere sempre più vicini alla soluzione.

Grazie a loro la vita di nostra figlia è migliorata e sicuramente anche la nostra.