Associazione per la Cura del Comportamento Alimentare

Processo a me stessa

processo a ame stessa associazione acca lucca onlus il blog
Uno dei più diffusi miti da sfatare sui disturbi alimentari è che chi ne soffre se lo sia voluto.
E probabilmente se parlate con qualcuno che soffre di queste malattie, vi dirà che è vero. Perché non è una malattia come le altre: ti induce a compiere delle azioni. Ed è vero, quelle azioni le vuoi fare.
Io sono una giurista ed ho la tendenza ad analizzare tutte le cose della mia vita in termini prettamente giuridici. Non appena ho iniziato il mio percorso terapeutico, ho dato avvio ad un lungo processo nei miei confronti.
E come succede realmente nei tribunali italiani, ho avuto qualche problema con il concetto di “ragionevole durata del processo”.
Tralasciando le facili ironie, ho fatto una accurata analisi per decidere quale fosse il tipo di responsabilità da applicare al mio caso. All’inizio mi dicevo che era tutta colpa mia, che avevo creato “la mia situazione”, attraverso una serie di comportamenti reiterati quotidianamente per anni.
Con molta fatica ho iniziato a chiamare “la situazione” con il suo vero nome: “malattia”.
Da allora la mia posizione è cambiata, ho iniziato a dire a me stessa che forse non ho voluto l’effetto, ma sicuramente ho voluto l’azione, anche se forse ho sottovalutato la possibilità che potesse creare l’effetto.
Mi spiego: ho voluto smettere di mangiare, ho voluto fare le abbuffate e poi fare ore ed ore di attività fisica, anche se ho sottovaluto che ciò si sarebbe trasformato in un disturbo alimentare.
La mia ricostruzione era del tutto errata. Le azioni che io mettevo in atto erano già frutto della malattia. Era la malattia che mi spingeva a non mangiare o ad abbuffarmi.
Non ho mai voluto la malattia. Non ho mai voluto tutta la sofferenza che ha portato a me ed ai miei cari.
Però una responsabilità ce l’ho ed è quella di aver assecondato la malattia.
E l’ho assecondata nella misura in cui ho ritardato il momento di iniziare la terapia, di farmi aiutare, di guarire.
In questi giorni tutte le associazioni che si occupano di disturbi alimentari iniziano a pubblicizzare gli eventi che hanno organizzato in occasione della prossima Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, che come ogni anno è prevista per il 15 Marzo, e mi ha colpito il titolo di un convegno che si terrà a Bari: “Ammalarsi di un Disturbo Alimentare non è una scelta…guarire lo è”.
Vi chiederete come si è concluso il mio processo, quale sia stata la sentenza e quale la pena.
Vi posso dire onestamente che non mi sono mai completamente assolta ma che la mia pena è stata proprio la mia “colpa”, tutta la sofferenza che ho sentito per anni.
Non potrò mai cancellarla, né cancellare quella che hanno vissuto i miei genitori ma credo che il risarcimento migliore per loro sia stato la mia scelta di guarire.
Guarire è una scelta d’amore.
Per se stessi prima di tutto. L’effetto positivo si sparge in modo inarrestabile a chi ci sta vicino.
S.