Associazione per la Cura del Comportamento Alimentare

Amy Winehouse

Amy Winehouse associazione acca lucca onlus
Stamani, accendendo la radio, mi è capitato di risentire “Love is a losing game” di Amy Winehouse, una delle mie canzoni preferite.
Ho sempre pensato che fosse la canzone da cui è più evidente il dolore della donna, nascosto dietro una dolcissima melodia.
Quando morì, a soli 27 anni, tutti coloro che le gravitavano attorno iniziarono a raccontare di lei; nessuno parlava mai dei suoi pregi, ad eccezione che del suo straordinario talento, ma solo dei suoi eccessi e della sua fragilità. La droga, il sesso e la bulimia.
Qualche anno fa il fratello ha rilasciato una dichiarazione ad un giornale, sostenendo che ad ucciderla sarebbe stata proprio la bulimia, che l’aveva resa sempre più debole ed infelice.
Quando ascolto “love is a losing game” immagino la smania di sfuggire al suo dolore, sento la ricerca di quella sensazione di pienezza che il tanto cibo può dare e la corsa per vomitarlo tutto.
In quella canzone parla dell’amore come un gioco a perdere, un destino rassegnato: ogni volta che ha amato ha perso.
Nelle sue canzoni parla del padre, del marito, che riempivano i suoi sogni ma lasciavano che si svegliasse da sola ogni giorno.
Appena morì, mi ricordo di aver letto un intervista all’ex marito, l’uomo a cui Amy si riferiva quando diceva di sapere che l’amore la stesse uccidendo. Alla giornalista di Vanity fair lui parlò delle continue oscillazioni di peso della ragazza e del fatto che non si sentisse mai bella, mai all’altezza.
Amy Winehouse è morta dopo aver assunto enormi quantitativi di alcol mentre riguardava sue vecchie esibizioni su YouTube.
Forse aveva ragione: per lei l’amore era stato un gioco a perdere perché aveva cercato l’amore degli altri senza riuscire ad amare se stessa.